Cosa serve per aprire un ristorante

Aprire un ristorante è una scelta sempre più voluta tra chi cerca indipendenza lavorativa e un business di sicuro interesse.

Non mancano, certo, ristoranti, bar, trattorie o bistrot; basta fare una passeggiata per le zone centrali ma anche quelle più periferiche della propria città per avere a portata di forchetta qualunque tipo di piatto. Ma come aprire un ristorante vincente? Differenziarsi nell’offerta, utilizzare le potenzialità pubblicitarie dei social e offrire piatti con materie prime di alta qualità sono ottimi ingredienti per avviarsi verso il successo.

Avviare un’attività imprenditoriale richiede non pochi adempimenti burocratici, e se non hai mai lavorato in quest’ambito o se vuoi aprire un tuo locale potresti trovare qualche difficoltà nel districarti tra leggi e normative. In questo articolo vedremo passo dopo passo cosa serve per aprire un ristorante, come fare ordine tra i mille adempimenti necessari e, infine, come mettersi in proprio con un’attività vincente.

Aprire un ristorante: documenti e requisiti

Il primo passo per aprire un ristorante o sapere come aprire una trattoria, è accertarti di essere in possesso di quelli che vengono chiamati requisiti morali e professionali. In particolare, non devi essere stato dichiarato fallito né interdetto, e naturalmente devi essere maggiorenne.

Assodato ciò, occorre essere in possesso dell’attestato SAB (ex REC), l’abilitazione che autorizza la somministrazione di alimenti e bevande. Per conseguire l’attestato si ha la possibilità di frequentare uno dei tanti corsi organizzati dal proprio comune o provincia, o in alternativa rivolgersi a enti di formazione privati; i corsi hanno una durata media di 100 ore cui segue un esame finale. Tuttavia, se sei in possesso di uno dei seguenti requisiti, non è necessario essere in possesso del SAB:

  • esperienza lavorativa di due anni (anche non continuativi) negli ultimi cinque nel settore alimentare e/o nella somministrazione di alimenti e bevande;
  • qualifica triennale o diploma di scuola secondaria superiore o diploma di laurea in materie afferenti al commercio e/o alla preparazione e somministrazione di alimenti.

Altra certificazione importantissima è l’HACCP (ex libretto sanitario), che garantisce l’efficienza del sistema di controllo per la sicurezza alimentare; in parole povere, serve a testimoniare che tu sia a conoscenza delle norme igieniche e dei rischi che comporta il lavoro nella ristorazione. Anche in questo caso sono attivati appositi corsi, nella maggior parte dei casi in pacchetti che comprendono sia l’HACCP che il SAB. Specifichiamo che l’HACCP deve essere conseguito da tutti coloro che si occupano direttamente di somministrazione alimenti e bevande. Attenzione anche alla validità dell’attestato, stabilita dalle direttive regionali, quindi controlla sempre la tabella con i termini di scadenza della tua regione!

Nulla osta ASL per aprire ristorante

Rimanendo sull’argomento sanitario, è essenziale avere il nulla osta della ASL territorialmente competente; tale documento viene rilasciato previa constatazione che impianto idrico ed elettrico, trattamento dei rifiuti, struttura del locale ed eventuale canna fumaria siano a norma.

Veniamo poi ai requisiti urbanistici cui il locale che hai scelto per aprire un ristorante deve rispondere; metratura, presenza di parcheggi per gli autoveicoli, condizioni acustiche, trattamento dei rifiuti sono tra i principali parametri da verificare in base ai regolamenti del tuo comune.

Come avviare un ristorante: gli adempimenti fiscali

Gli oneri tributari da adempiere per ristorante non sono pochi, ma con la giusta organizzazione vedrai che sono più semplici a farsi che a dirsi. Se sei interessato a conoscere tutto quello che c’è da sapere su come aprire una trattoria o come aprire un bistrot, puoi pensare di rivolgerti ad uno studio di consulenza ristorazione, in modo da avere tutto il supporto di cui hai bisogno. Un’esempio? Laurenzi Consulting che dal 2004 offrono consulenze per dare vita a progetti f&b in ambito ristorativo, hospitality e retail sotto tutti i suoi punti di vista: prodotto, architettura, brand identity e web marketing.

Sappi comunque che gli step imprescindibili sono i seguenti:

  • aprire la partita IVA e iscriversi all’INPS e all’INAIL;
  • inoltrare la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) al comune. Si tratta di una semplice autocertificazione che puoi compilare presso lo sportello unico per le attività produttive;
  • iscriversi al registro delle imprese della Camera di Commercio;
  • richiedere la licenza commerciale all’ufficio del commercio del tuo Comune. In questo caso ricorda di specificare se il locale è di tua proprietà o sei in affitto;
  • presentare domanda all’Agenzia delle Entrate e Riscossione per la vendita al minuto di superalcolici. Questa fase viene spesso saltata per accorciare la burocrazia, ma potrebbe rivelarsi controproducente per il successo della tua attività. Dopo un lauto pasto potresti voler coccolare i tuoi clienti con un buon bicchiere di mirto rosso, ed ecco che si intuisce quanto questa autorizzazione sia importante;
  • chiedere al comune l’autorizzazione all’esposizione dell’insegna e a un eventuale dehors. Nella maggior parte dei casi il comune applica un’imposta, variabile non solo da territorio a territorio ma anche in base alle caratteristiche dell’insegna e ai mq che intendi occupare.

Cosa serve per aprire un ristorante: attenzione alla proposta gastronomica.

Spirito d’iniziativa e studio del mercato sono condizioni necessarie affinché il tuo ristorante sia competitivo e longevo. A ciò va aggiunta la dovuta attenzione a collocarti in una nicchia non ancora esplorata: studia la concorrenza e concentrati su ciò che manca in zona per differenziarti.

Qualche idea?

La crescente considerazione per il binomio alimentazione-benessere fa sì che i potenziali clienti siano sempre più interessati allo slow food e ai prodotti da agricoltura biologica. Potresti proporre un menu con materie prime a km 0, o con specialità regionali, a partire da ingredienti di base come frutta e verdura ma anche introducendo vini di cantine della zona. Nota sempre cosa stanno facendo le nuove aperture nelle grandi città e all’estero, come ad esempio le nuove proposte di vini solo naturali o di format che riportano a prodotti poco conosciuti.

Ci si potrebbe inoltre gettare a capofitto sui prodotti regionali, e in questo il Bel Paese ci viene incontro con una molteplicità di specialità non molto popolari. Pensa ad inserire nel menu un dolce a base di nocciole Tonda Gentile del Piemonte o un buon primo a base di orecchiette di grano arso con cui immergersi nella tradizione pugliese.

Aprire un ristorante richiede, insomma, un investimento anche in termini di tempo ed energie; tuttavia, le soddisfazioni non solo economiche ma anche di flessibilità, indipendenza, di crearsi da soli il proprio futuro oltre alla possibilità di proporre la propria personale interpretazione dell’arte culinaria.

Non ti resta che goderti l’inaugurazione del tuo ristorante e Deliveristo ti può poi aiutare a scegliere e gestire i fornitori giusti per il tuo menù.

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Scritto da Erica Fifield

06.07.2021

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